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Audio "Lettera aperta al mio compagno ed a qualsiasi uomo"

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mercoledì 19 maggio 2021

Un papà di Gaza ed il suo unico figlio sopravvissuto.

#sonolavoce

Cari lettori e care lettrici, vi condivido questo video che racconta uno dei tanti drammi di questa guerra  fra Israele e la Palestina.

Vedrete due sopravvisuti ad un bombardamento aereo da parte di Israele: un bimbo di 5 mesi con il corpo tumefatto ed il suo papà, che in un bombardamento aereo hanno perso tutto... soli al mondo e senza casa, Mohammad al- Hadidi ha perso insieme alla moglie quattro dei suoi cinque figli. 

Quanta amarezza.

 




Angela De Luca

giovedì 16 luglio 2020

Qual è il tuo nome

#sonolavoce

-PROFUGO IGNOTO- il cadavere attende il recupero da più di 15 giorni


Qual è il tuo nome?
Dove sei nato? Quando?
Cosa ti faceva così tanta paura da accettare un viaggio lungo anni per compiere l'ultima tappa su un gommone dove non si sa nè quando nè se si arriva all'altra sponda.
Eri una persona buona o cattiva?
Sei stato anche tu torturato, sodomizzato nelle carceri libiche?

Chi ti amava? Eri un papà? Solo un figlio? Un marito?
Chi non avendo più tue notizie spera ancora, invano; senza sapere che il tuo sgardo è vuoto in mezzo ad un mare che sa di dolore, paura e morte?
Chi ti sta lasciando vagare INERME in mezzo al nulla come un cane rognoso?

E quanti altri come te, senza nome e senza volto, cibo per pesci negli abissi...


-ALAN KURDI- profugo siriano, 3 anni.

Guardateli bene questi corpi di uomini, donne, bambine/i e creature mai nate.
Guardateli razzisti di merda, che gioite davanti a tutto questo abominio, MERDE!





Angela De Luca
 








i diritti d'immagine appartengono ai rispettivi proprietari.

martedì 14 luglio 2020

Appelo urgente, non solo Floyd.

#sonolavoce






Iran luglio 2020,
Saeed Tamjidi, Amir Hossein Moradi, Mohammad Rajabi, tre giovani studenti arrestati nel 2019 per essersi uniti in una protesta contro la dittatura religiosa sono stati condannati a morte.

Hanno combattuto per ottenere dei diritti, diritti umani, universali, ma non applicati in quella meravigliosa terra che la religione più succuba e propagantistica ha trasformato in suolo di dolore.
Arrestano, uccidono, torturano chiunque tenti di rivoluzionare il sistema.
Abbiamo protestato, distrutto, urlato contro l'uccisone di George Floyd.
Loro non sono diversi!

Facciamoli conoscere, lo dobbiamo ad ogni donna e uomo che in Iran non vivono, ma sopravviono alla Shari'a.
Manca poco, ma siamo ancora in tempo.


Angela De Luca.












I diritti d'immagine appartengono ai rispettivi propietari.




domenica 9 febbraio 2020

Anche noi. 10 febbraio, giornata del ricordo.

#sonolavoce

Norma Cossetto (1920-1943)

Norma Cossetto nacque a Visinadia (Istria) nel 1920 e morì il 4 o 5 ottobre del 1943, a soli 23 anni. 
Morì come tante e tanti italiani gettati come spazzatura in una gola profonda, LA FOIBA.
Morì dopo aver subito quello che spesso accade alle vittime di genere femminile, di tutto il mondo, di tutte le guerre, tragedie, Shoah compresa. 
Vittime spesso anche in età puerile o poco più.
Lei aveva solo 23 anni. 
Il 9 settembre del 1943 fu arrestata e condotta insieme ad altri prigionieri nell' ex caserma della Guardia di Finanza  di Parenzo. 
Pochi giorni dopo i detenuti vennero trasferiti nella scuola di Antignana. Lì Norma fu presa e separata dal gruppo, chiusa in una stanza dove le legarono mani e piedi ad un tavolo.Fu STUPRATA  ripetutamente, quel giorno e tutti i seguenti.  
Queste le parole poi riferite alla sorella Licia: "Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi  lamenti invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch'io".








Resti di persone infoibate
La notte fra il 4 ed il 5 ottobre del '43 tutti i prigionieri furono legati con fil di ferro, condotti presso Villa Surani, e scaraventati nelle foibe. I PARTIGIANI lasciarono per ultime Norma ed altre due donne, le stuprarono nuovamente prima di infoibarle.
Norma fu scagliata nel baratro carsico per ultima. 

La sorella la trovò così: mani legate dietro la schiena, golfino aperto sui seni, i vestiti tirati sopra l'addome ed un oggetto di legno appuntito conficcato nei genitali.









giovedì 31 ottobre 2019

A Zeus, che si sarebbe meritato il lieto fine.

#sonolavoce



Chissà a cosa pensavi in quel momento, a quando dei balordi hanno strappato con forza la tua mamma dall'auto e l'hanno rubata con te dentro, probabilmente non capivi ancora cosa stava accadendo.
Mi chiedo se avevi paura, quando diventato un impiccio, ti hanno abbandonato in mezzo alla campagna senza darti qualche possibilità in più di sopravvivere, invece magari di lasciarti legato vicino a qualche negozio; magari in un angolino con il tuo trasportino ben visibile agli occhi dei passanti.
Qual era l'odore di casa che cercavi? Di cosa sapeva il luogo a cui appartenevi?
Sai Zeus, mentre guardo negli occhi il mio cane, che tanto ti assomiglia: macchiette su musetto e zampe, un bel manto più scuro del tuo, penso al dolore inimmaginabile che sta provando ora chi ti vuole bene e tanto ti ha amato.
Sono sicura, però, che la forza di correre e combattere lo spaventoso dramma in cui ti sei trovato te l'ha data proprio la tua famiglia, e sono convinta che quando il treno ti ha investito sei morto in pace, con loro negli occhi e nel cuore.
Buon ponte cucciolo.
                                                                                         
  Qui potete trovare La storia di Zeus












Angela De Luca.





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mercoledì 9 ottobre 2019

Vajont, quelli del dopo

#sonolavoce





[...]Quella sera in casa dello scalpellino per cena ci fu un unico piatto a base di riso e conserva. Mentre mangiavano, la figlia raccontò alla mamma che finalmente la parrucchiera di Longarone l'aveva notata e le aveva promesso che durante le vacanze l'avrebbe presa con sé a bottega come apprendista. E concluse entusiasta: «Vedrai mamma, quando avrò imparato bene il mestiere ti farò diventare la donna più bella del paese!» Dopo cena i ragazzi si ritirarono nelle loro stanze; i genitori restarono in cucina accanto al fuoco. Parlarono del futuro cercando di immaginare anche quello dei figli e dai loro discorsi trapelavano fiducia e speranza. Verso le dieci si coricarono. Alle undici meno un quarto ci fu l'immenso boato. Vorrei convincermi che se ne andarono nel sonno, senza accorgersi che la morte era venuta a prenderli. Un pomeriggio, molti anni dopo, il vecchio Fin, tenuto in piedi dalla speranza di trovare la fede nuziale di sua moglie, risalì le rive martoriate di quella che era stata una delle dighe più alte del mondo. Teneva in mano una bambola senza braccia. Lui, che non aveva avuto figli, si era affezionato ai bambini della radura, poiché viveva in una baita vicino a loro. Nella sua quieta follia assicurava che quel giocattolo mutilato era appartenuto alla figlia dello scalpellino e sorretto da quella certezza la depose come una reliquia sui resti della casa dove aveva vissuto la bambina. Da quella sera lontana molti anni sono trascorsi, come vuole l'inesorabile cammino del tempo. Il vento del passato ha smussato gli spigoli taglienti a quei giorni tragici e impressionanti. La rassegnazione pulisce il dolore rendendolo levigato ed essenziale come un ciottolo di torrente. Solo ogni tanto esso torna a cercarci scostando per un attimo il velo dell'oblio. Ma poiché ricordare è un riflesso istintivo, da tutti quei morti emergono i volti dei bambini scomparsi nell'acqua del Vajont. E la tristezza, nel suo perenne girotondo attorno ai fatti della sera maledetta, passa a visitarci portando con sé il sorriso di quei bambini e il ricordo della loro ultima estate

Estrapolato da "IL VOLO DELLA MARTORA", MAURO CORONA.



Vittime dell'avidità e di una società che pensa sempre più al vil denaro a discapito delle vite,
morti per non insegnare nulla, purtroppo la storia continua ad essere un eterno ritorno.




Angela De Luca
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sabato 21 settembre 2019

Emergenza violenza animali

#sonolavoce









Non può esistere perdono verso chi compie atrocità simili: chiunque prende un animale indifeso a badilate in testa, lega le zampe e lo cosparge di benzina merita IL CARCERE.
In Italia non è il primo caso (Angelo docet) e non sarà l'ultimo.
Chiedo URGENTEMENTE allle istituzioni ed a chi di dovere di agire immediatamente con pene esemplari #giustiziaperruth.



                                                               BUON PONTE RUTH 






Angela De Luca.