#sonolavoce
8 marzo.
La giornata delle mimose si avvicina e sono curiosa di sapere come la passerete.
Personalmente non la celebro poichè ritengo sia il triste ricordo di una tragedia non solo passata, ma sotto moltissimi punti di vista, attuale.
Non voglio omaggi floreali perché le mimose non servono ad un cazzo fino a quando in tribunale chiederanno “Com’eri vestita quando ti hanno stuprata?”.
Non farò nulla di particolare, pensando a quante donne usciranno "in licenza" solo l’otto sera con le amiche...Il resto dell'anno? DEVONO stare in cucina, a casa, facendo le buone mogli e possibilmente senza stressare il marito con pretese assurde quali la libertà, ad esempio.
Non festeggio e non festeggerò fino a quando le infibulazioni, le violazioni, la sottomissione ed ogni barbarica situazione farà parte della normalità per qualcuna.
E voi? Che farete? Cosa ne pensate?
8 Marzo
Angela De Luca.
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venerdì 6 marzo 2020
OGGI CON VOI
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giovedì 31 ottobre 2019
A Zeus, che si sarebbe meritato il lieto fine.
Chissà a cosa pensavi in quel momento, a quando dei balordi hanno strappato con forza la tua mamma dall'auto e l'hanno rubata con te dentro, probabilmente non capivi ancora cosa stava accadendo.
Mi chiedo se avevi paura, quando diventato un impiccio, ti hanno abbandonato in mezzo alla campagna senza darti qualche possibilità in più di sopravvivere, invece magari di lasciarti legato vicino a qualche negozio; magari in un angolino con il tuo trasportino ben visibile agli occhi dei passanti.
Qual era l'odore di casa che cercavi? Di cosa sapeva il luogo a cui appartenevi?
Sai Zeus, mentre guardo negli occhi il mio cane, che tanto ti assomiglia: macchiette su musetto e zampe, un bel manto più scuro del tuo, penso al dolore inimmaginabile che sta provando ora chi ti vuole bene e tanto ti ha amato.
Sono sicura, però, che la forza di correre e combattere lo spaventoso dramma in cui ti sei trovato te l'ha data proprio la tua famiglia, e sono convinta che quando il treno ti ha investito sei morto in pace, con loro negli occhi e nel cuore.
Buon ponte cucciolo.
Qui potete trovare La storia di Zeus
Angela De Luca.
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martedì 22 ottobre 2019
PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA!
Posillipo: giornata di sole, mare e divertimento.
Una giornata estiva normale, come tante: quattro ragazzi ed una ragazza, (amica di uno di loro) si recano a Marechiaro, una piccola borgata marina, per divertirsi e passare del tempo all'aperto.
Ad un certo punto il conoscente della ragazza si allontana, ma rimane comunque un momento normalissimo, si parla, si ride e si stupra.
Si stupra in branco quella ragazzina, rimasta sola, tremante in balia di sconosciuti, ma lei non si arrende alla paura, alla forza dei tre, si divincola, combatte, lotta, ma loro, lui, non molla. L'ha presa, è sua e spinge dentro, con inaudita violenza recandole abrasioni interne, graffi sul volto ed escoriazioni su tutto il corpo causati dallo schiacciamento contro gli scogli, perché che diamine, una ragazza che viene stuprata, viscidamente palpeggiata, mercificata, dovrebbe rimanere ferma. Tanto cosa sarà mai uno stupro?
Invece non si è calmata ed ha avuto bisogno delle cure del pronto soccorso, dove infermieri e medici l'hanno accolta ed accudita, rilasciandole il verbale dove si confermava l'abuso avvenuto.
Torna a casa, probabilmente piangendo, urlando, disperandosi, ma non si ferma, lei ha il diritto alla giustizia ed i giudici hanno il dovere di dargliela.
Il giorno dopo raccoglie i pezzi di se stessa ed inizia a ricercare il branco su Facebook, li trova tutti. Nonostante le minacce subite da questi ultimi, racconta tutto alla mamma e si reca a fare denuncia.
Inizia il processo.
Ai mostri viene assegnata una modalità di punizione alquanto patetica; la così detta: "messa alla prova". (Un istituto che consente di cancellare ogni traccia del reato commesso in cambio di una sorta di buona condotta rigorosamente a piede libero.)
Alle fecce vengono quindi affidate attività di volontariato e lavoro.
Voi penserete in qualche centro anti-violenza o qualcosa di inerente al crimine da loro commesso, ma signori miei siamo pur sempre in Italia, al branco viene invece insegnata l'arte della pizza, attività svolta da loro per tre volte a settimana.
Passa un anno e mezzo dalla prima udienza, inizia un nuovo dibattimento: l'ultimo.
Il Tribunale dei Minori, valutata la capacità lavorativa dei tre pizzaioli, ha cancellato agli atti la violenza sessuale subita dalla minorenne, eliminando il caso anche dagli archivi dei carichi pendenti di due dei tre imputati, tanto da restituire agli autori dello stupro uno status penale immacolato.
Caro magistrato, lo stupro non è più un reato contro la morale pubblica, ma contro la persona da qualche decennio. Nel 2019 non bastano margherite e capricciose, né per riabilitare i rei, né per rendere giustizia alla vittima.
Anche se forse le vittime siete proprio voi, vittime di una disabilità mentale e di animo infimo, vittime di sporcare questo mondo, rendendolo un posto peggiore, tanto il branco quanto il giudice. Siete vittime di un destino che con voi è stato ancora meno clemente. Il male torna sempre indietro e per voi non è finita.
Angela De Luca
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domenica 26 maggio 2019
Il dolce soffio del vento tra i capelli
#sonolavoce
آزادی یواشکی زنان در ایرانMy Stealthy Freedom
Oggi vi voglio far conoscere loro: fantastiche ragazze e donne che combattono ogni giorno, rischiando di essere arrestate, picchiate, insultate, sfigurate con l'acido, per la sola accusa di
voler essere libere, di ripudiare quel regime che le costringe ad essere inferiori, nullificate, quell' involuzione che le ha obbligate a coprirsi i capelli, che giustifica un qualsiasi uomo ad agire anche in maniera violenta contro quella donna che commette haram lasciando che la chioma venga baciata dalla luce del Sole.
Angela De Luca
آزادی یواشکی زنان در ایرانMy Stealthy Freedom
Oggi vi voglio far conoscere loro: fantastiche ragazze e donne che combattono ogni giorno, rischiando di essere arrestate, picchiate, insultate, sfigurate con l'acido, per la sola accusa di
voler essere libere, di ripudiare quel regime che le costringe ad essere inferiori, nullificate, quell' involuzione che le ha obbligate a coprirsi i capelli, che giustifica un qualsiasi uomo ad agire anche in maniera violenta contro quella donna che commette haram lasciando che la chioma venga baciata dalla luce del Sole.
Angela De Luca
domenica 27 gennaio 2019
Ricordare perché questo non accada più” (legge dello Stato n.211 del 20 luglio 2000)
#sonolavoce
![]() |
| disegno descrizione campi di concentramento |
![]() |
| disegno descrizione prigioni di Assad |
Eppure tutto ciò non avrebbe nemmeno più senso di esistere.
Leggendo la cronaca più o meno recente sembra quasi una presa in giro, noi non abbiamo LA memoria e nulla abbiamo imparato dal passato ed ora come non mai la teoria di Nietzsche dell’ “eterno ritorno” è vera.
In questi minuti, momenti, mentre scrivo, in tante parti del mondo altrettante comunità stanno vivendo la loro Shoah ed il loro sterminio è ben lontano dalla fine: i tibetani, la minoranza musulmana dei Rohingya , le bambine e le donne delle comunità più patriarcali, i desaparecidos, tutti i paesi infestati dalle guerre civili, gli omosessuali in alcuni stati, gli ebrei stessi che purtroppo hanno ancora a che fare con dei cretini (Gli ultimi in particolare con la maglietta di Aushwitzland).
Ma in particolare vorrei raccontarvi di due stati dove i loro luoghi di detenzione non hanno nulla da invidiare a quelli di concentramento, di sterminio. In merito a quanto scritto ritengo più opportuno lasciarvi delle testimonianze.
Le prime,provenienti da ex detenuti delle prigioni di Assad in Siria (mentre leggete, tutto questo continua ad accadere).
Esposizione atroce di un’ ex infermiera:
“In Siria sono state usate armi di ogni tipo. Non solo barrel bombs o bombe chimiche, ma anche un’arma vecchia quanto il mondo, lo stupro”[…] Rasha viene arrestata e per lei iniziano anni di inferno. “Prima ancora che potessi capire perché ero stata arrestata, hanno iniziato a malmenarmi. In cella sono stata diversi giorni nuda, senza mangiare e l’acqua che mi davano era pochissima. Non ricordo quanti giorni sono stata in isolamento. Era completamente buio. C’era un silenzio surreale, a volte credevo di essere morta. Non immaginavo che l’isolamento potesse essere il male minore. La cella era piccolissima e noi eravamo almeno otto donne. Non c’erano brandine, non c’era spazio per allungare tutte insieme le gambe. Il bagno era costituito da un buco sul pavimento e un tubo quasi sempre senza acqua che doveva servire per lavarci. Il cibo era pochissimo e dovevamo dividercelo. […] A turno ci facevano uscire. Le opzioni erano tre: la scarcerazione, l’esecuzione o la tortura. Quando sei una donna, la tortura preferita dai militari è la violenza sessuale. In cella con noi c’era una ragazza di sedici anni. Lei era quella che veniva fatta uscire più spesso. Non dimenticherò mai le sue urla ogni volta, il modo in cui si aggrappava a noi implorando di non lasciarla. […]Un giorno, dopo l’ennesimo stupro, ha iniziato a sbattere la testa sul muro. Una, due, tre volte. La ragazzina si era chiusa in un mutismo assoluto, urlava solo ogni volta che venivano a prenderla, finché una sera, dopo l’ennesima violenza, è entrata in cella ridendo. Era una risata isterica. Ha gridato ‘ora sono un generale, un generale dell’esercito siriano’ poi ha iniziato a sbattere la testa sul muro, con talmente tanta violenza da uccidersi.[…] I soldati fanno un macabro gioco. Più è alto il numero di coloro che abusano contemporaneamente di una vittima, più questa sale di grado. Essere generale significava il massimo dell’orrore.”
Omar, un detenuto dello stesso regime:
“ Quando sono arrivato a Saydnaya sono stato accolto dalla hafla, la festa di benvenuto riservata ai nuovi prigionieri che consiste in un pestaggio terribile. Sono stato costretto a spogliarmi completamente mentre alcuni soldati mi guardavano. Hanno aperto su di me un forte getto d’acqua e mi hanno detto che a quel punto ero pronto per incontrare i maestri. Ero terrorizzato”. Omar viene trascinato per spazi bui, maleodoranti, stretti. “Ho sentito gridare. Erano voci maschili. Non ho mai sentito urla così. Sono stato buttato in una stanza dove ho visto alcuni uomini sodomizzare col loro corpo o con bastoni i detenuti, in carcere sei un numero, dal giorno in cui entri, al giorno in cui esci”
Quanta crudeltà ancora oggi? Non possiamo nemmeno paragonarci alla peggiore delle bestie, perché nemmeno essa giungerebbe a tanto.
Spostiamoci in Libia, in quello che succede prima che molti migranti giungano da noi. Non vi sto a raccontare in dettaglio i loro viaggi che durano in media uno/due anni, ma riporto, come sopra, una deposizione diretta di chi è stato ammassato come un oggetto insieme ad altri in celle anguste (vi ricorda qualcosa?) e dove le donne, come in tutte le guerre, vengono stuprate (non scendono dal barcone incinte per opera dello Spirito Santo).
“In Libia odiano le persone di colore. Ci trattano come schiavi e animali. Veniamo arrestati senza motivo e, una volta che veniamo incarcerati, o usciamo dopo aver pagato molti soldi o moriamo lentamente” “La maggior parte di queste persone vengono imprigionate arbitrariamente, senza mai essere sottoposte a un regolare processo” per immigrazione illegale. Vengono incarcerate in Libia, in centri dove subiscono “trattamenti inumani, Stupri, omicidi e torture in diretta telefonica a scopo di estorsione sono la normalità nei centri di detenzione per migranti in Libia, che tanto somigliano a quei campi di concentramento”
Moltiplichiamo tutti i racconti, tutte queste atrocità per un grandissimo numero di cuori che battono, in ogni parte del mondo, e nemmeno così riusciamo minimamente ad immaginare quante persone ancora soffrono. Moltiplichiamo il numero, perché la Shoah la stiamo continuando a vivere, più immensa e distruttiva di prima.
Ecco perché questa giornata non ha senso: il ricordo deve basarsi su un momento che non esiste più. Eppure in certe parti del mondo tutto questo è la normalità, e fino a quando le cose non cambieranno, ogni giorno dovrebbe essere instaurata la giornata all'eliminazione di quell' "ISMO" che lascia sempre di più il segno, perché SE QUESTO È UN UOMO, preferisco non esista più.
E allora tutti insieme alziamoci e nel nostro piccolo cerchiamo di cambiare questo presente di merda e pieno di odio, affinché questa giornata un domani abbia davvero senso.
Angela De Luca.
Testimonianze sulle carceri siriane tratte dal sito www.tpi.it,di Asmae Dachan
Testimonianza sulla detenzione in Libia Tratto dal sito www.ilfattoquotidiano.it di Gianni Rosini
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